“DIE VERURTEILUNG DES LUKULLUS”
Der König FRIEDEMANN RÖHLIG
Die Königin / Erste Aufruferin ALINA ADAMSKI
Lasus, Koch des Lukullus TORSTEN HOFMANN
Der Kirschbaumträger ELLIOT CARLTON HINES
Das Fischweib MARIA TERESA ULLRICH
Die Kurtisane DEBORAH SAFFERY
Der Lehrer PHILIPP NICKLAUS
Der Bäcker HEINZ GÖHRIG
Der Bauer JASPER LEEVER
Tertullia CHERYL STUDER
Zweite Aufruferin LAYA VÁLLES
Dritte Aufruferin CLARE TUNNEY
Erster Legionär JORGE RUVALCABA
Zweiter Legionär GERARD FARRERAS
Eine kommentierende Frauenstimme GINA-LISA MAIWALD
Der Totenrichter SIMON BAILEY
Sprecher des Totenrichters THORBJÖRN BJÖRNSSON
Direttore Bernhard Kontarsky
Maestro del Coro Manuel Pujol
Maestro delle Voci Bianche Bernhard Moncado
Regia Franziska Kronfoth, Julia Lwowski
Scene Christina Schmitt
Costumi Yassu Yabara
Video Martin Mallon
Luci Benedikt Zehm
Drammaturgia Miron Hakenbeck, Julia Schmitt
Stuttgart, 1 novembre 2021
È stato davvero un momento speciale per gli spettatori della Staatsoper, quello della prima del nuovo allestimento de Die Verurteilung des Lukullus che ha dato inizio al programma della stagione 2021/22. Si trattava infatti della prima recita tenutasi con la sala completamente piena, dopo quasi diciannove mesi. Come ha notato anche il sovrintendente Viktor Schoner nel suo indirizzo di saluto prima dello spettacolo, il pubblico ha risposto in maniera entusiastica, riempiendo il teatro in ogni ordine di posti. Anche dal punto di vista musicale, il livello della serata era di sicuro piú che soddisfacente. Come detto all’ inizio, l’ opera scelta dalla direzione artistica per questa serata inaugurale era Die Verurteilung des Lukullus, il cui libretto Brecht trasse da un radiodramma scritto durante il suo esilio negli USA. I primi contatti fra Brecht e Dessau per un adattamento a libretto operistico della commedia radiofonica avvennero verso la metà degli anni Quaranta, all’ epoca del loro esilio american. Il progetto venne realizzato solo dopo il rientro in patria dei due artisti, avvenuto nel 1948. La rielaborazione compiuta dai due autori si tradusse in una serie di tagli e profonde modifiche al testo originale, non dovuta solo a ragioni di natura scenico-musicale. Il lavoro del 1939 infatti si concludeva senza l’ emissione di un chiaro giudizio di colpevolezza nei confronti del generale romano defunto e giudicato nell’ oltretomba. La riflessione sugli ultimi avvenimenti della storia, come il crollo del regime nazista e la conclusione della tragedie del regime hitleriano avvenuta con il processo di Norimberga, indussero Brecht ad eliminare dal testo tutti i passi che potevano suggerire una pur minima simpatia o comprensione nei confronti delle azioni di Lucullo e successivamente a riscrivere la scena finale, in cui venne inserita la condanna del protagonista da parte del tribunale ultraterreno. Con il titolo invariato Das Verhör des Lukullus l’ opera ebbe una sua prima esecuzione, a inviti, il 17 marzo 1951 alla Deutsche Staatsoper di Berlino Est.
La ‘prima’ a porte chiuse era stata fortemente voluta da Brecht e Dessau: essi avevano ricevuto dal governo comunista della DDR l’ ‘invito’ obbligante a ritirare l’opera, che dalla censura governativa era stata accusata di formalismo, malgrado fosse già in cartellone e ne fossero iniziate le prove. Pertanto la proposta dei due autori per un compromesso fu quella di giungere comunque ad un’esecuzione, per un pubblico selezionato, affinché il pezzo potesse essere conosciuto e valutato. La discussione pubblica che seguì la recita ebbe per oggetto più questioni di natura politica che estetica: secondo quelli che criticavano il lavoro dei due autori, dal contenuto dell’ opera sarebbe dovuto emergere non solo un messaggio pacifista ma anche una chiara distinzione fra guerre di aggressione come quelle naziste e guerre difensive. Questo almeno si può ricavare dai verbali del dibattito, che si trovano a Berlino e sono accessibili agli studiosi. Brecht apportò nuove modifiche «nello spirito della discussione» e infine, con il nuovo piú esplicito definitivo titolo Die Verurteilung des Lukullus, si potè arrivare alla pubblica esecuzione il 12 ottobre di quello stesso anno. Solo dopo il progressivo miglioramento dei rapporti politici tra Est e Ovest, iniziato a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, l’opera ha visto crescere progressivamente il numero delle sue esecuzioni, tanto da divenire progressivamente una delle più eseguite nell’ambito del repertorio contemporaneo. In seguito fu approntata da Dessau una nuova versione, in occasione dell’ allestimento messo in scena a Dresda nel 1968.
Per questa inaugurazione di stagione la Staatsoper Stuttgart ha compiuto ogni sforzo per presentare al suo pubblico un’ esecuzione di alta qualità musicale e scenica. Bernhard Kontarsky, il fratello piú giovane dei due pianisti componenti il celebre duo, è un direttore che in passato ha lavorato spesso a Stuttgart per le prime esecuzioni di musica contemporanea. La sua direzione intensa e drammatica, spaziante dalle sonoritá di violenza selvaggia fino ai momenti di attonita allucinazione, ha messo perfettamente in evidenza tutti gli aspetti della scrittura di Dessau. Assolutamente impeccabile è stata la prestazione della Staatsorchester Stuttgart, per questa serata in una formazione che comprendeva solo gli archi bassi, le trombe, i flauti, i tromboni, una folta serie di strumenti a percussione e due pianoforti preparati. Davvero eccellente è stata anche la prova del cast vocale. Su tutti spiccava il protagonista delineato da Gerhard Siegel, cantante celebratissimo per la sua interpretazione del ruolo di Mime nel Ring, da lui eseguito in tutti i maggiori teatri del mondo. Il tenore bavarese ci ha fatto ascoltare un’ interpretazione vocalmente e scenicamente pressochè perfetta nel rendere il carattere nevrotico e pervertito del personaggio, espressa da Dessau in una scrittura vocale che insiste sulla parte acuta della voce, a raffigurare un personaggio che emette strilli in continuazione, quasi una parodia delle concioni isteriche di Hitler. Bravi anche tutti gli altri interpreti dei numerosi altri ruoli che sono previsti dal testo. La messa in scena di Franziska Kronfoth e Julia Lwowski era efficacissima nel rendere l’atmosfera voluta da Brecht, attraverso una recitazione curatissima e di forte impatto drammatico, oltre che perfetta nel rendere scenicamente la psicologia dei personaggi. L’ uso di tecniche multimediali come le telecamere che seguivano i personaggi e trasmettevano le immagini su schermi video era realizzato con molto gusto ed efficacia nella creazione di un’ atmosfera scenica complessiva quasi da incubo distopico. Ne risultava un clima drammatico davvero forte, impressionante per gli spettatori che sono rimasti profondamente colpiti dalla forza espressiva dello spettacolo e alla fine hanno applaudito a lungo tutti gli interpreti di una produzione davvero molto ben riuscita. Davvero non si poteva desiderare un esito migliore per una serata che segnava la ripartenza della vita teatrale qui a Stuttgart. Foto Martin Sigmund